Alle origini dell’eccellenza: l’armonia universale del Rinascimento
L’eccellenza mi appassiona da sempre. Un’attrazione fatale, probabilmente nata insieme a me.
Ho sempre amato la vita in tutte le sue sfaccettature. Ogni tonalità di colore, d’altra parte, ha un senso. Da quelle più chiare e luminose a quelle più scure e buie. Ogni grado cromatico- nero e bianco compresi- è fondamentale per la creazione del capolavoro. La gioia sfolgorante, il dolore più atroce, le emozioni più sfumate, il tuono, il silenzio, il tutto, il nulla: tutto questo, secondo me, concorre a rendere una vita degna di essere vissuta. E tutto questo ha concorso, nel mio caso, a farmi capire cosa mi piace di più: comprendere cos’è l’eccellenza. Come la si raggiunge, come la si sviluppa e, soprattutto, come si può andare oltre. Ogni giorno. Comprendere come si arriva in alto. Ma proprio in alto. Sempre più in alto. Capire come superare i propri limiti, in ogni situazione.
Il “ponte” che mi ha consentito di passare dal mio amore e dalla mia atavica curiosità per la vita alla ricerca sull’eccellenza sono stati gli anni universitari. Anni nei quali mi sono tuffata in un intenso e appassionato studio delle materie umanistiche insieme alla storia e filosofia della scienza.
E proprio lì sono rimasta quasi folgorata dall’idea di origine rinascimentale che possa esistere una sorta di “perfezione”, “armonia” che governa il mondo. Ho quindi deciso di dedicare la mia tesi di laurea al concetto di harmonia mundi (armonia universale) nel Rinascimento. Quell’idea che arrivava direttamente dal mondo del trivio e del quadrivio, ossia da quelle arti liberali che, nel Medioevo, rappresentavano i due gradi del sapere: quello letterario e quello scientifico.
E queste sono le basi su cui ho impostato il mio studio dell’eccellenza.



